ALLA SCOPERTA DELLA STAZIONE SCIENTIFICA CONCORDIA IN ANTARTIDE

Una interessante visita virtuale in Antartide, per scoprire i programmi di ricerca dell'ENEA nel continente di ghiaccio

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ITALIA IN ANTARTIDE: ALLA SCOPERTA DELLA STAZIONE SCIENTIFICA CONCORDIA

Il 16 gennaio 2026 alcune classi del nostro Istituto hanno avuto la possibilità di effettuare una visita virtuale per esplorare la stazione scientifica Concordia in Antartide, costruita e gestita dall’ENEA in collaborazione con la Francia. L’evento è stato possibile grazie all’invito di Nicola La Notte, che per circa dieci anni è stato capo spedizione della base internazionale italo-francese e capo spedizione della “Nave Italica” e che, nei giorni precedenti il collegamento, ha incontrato le classi partecipanti preparandole e illustrando loro i diversi aspetti delle spedizioni in Antartide.

Durante il collegamento con la base siamo stati accolti e guidati da Riccardo Spinotti e Gabriele Carugati, ricercatori ENEA che da diversi anni svolgono in Antartide la loro attività di ricerca.

Abbiamo potuto così apprendere alcune notizie su questa parte del Pianeta, nota anche come “Marte bianco”, scoprire quali sono le attività che si svolgono e quali sono le difficoltà da affrontare in un ambiente estremo, come questo deserto di ghiaccio, che è Terra di tutti, perché sul suo suolo è possibile condurre esclusivamente ricerche scientifiche. La sua gestione è regolata da accordi internazionali, tra i quali il Trattato Antartico che impedisce qualsiasi rivendicazione territoriale facendone un luogo di pace, scienza e collaborazione internazionale.

La base è situata a circa 1200 km dalla costa e a un’altitudine di circa 3200 m, occupando una superficie di 1500 m2. Nelle sue strutture vengono svolte ricerche negli ambiti dell’astronomia, della fisica e chimica atmosferica. Importantissimi anche gli studi nel campo della glaciologia, che permettono di studiare il clima terrestre degli ultimi 800.000 anni; inoltre, ricerche nell’ambito della biomedicina, condotte dall’ESA (European Space Agency) consentono di studiare gli effetti dell’isolamento e di condizioni estreme sugli individui, utili nella formazione degli astronauti destinati alle missioni spaziali. La stazione, in grado di ospitare durante l’estate artica circa 60 persone tra ricercatori, medici, cuochi o lavoratori che si occupano della logistica, e poco meno di 20 durante il durissimo inverno, è costituita da due edifici principali, uno detto “torre rumorosa” che ospita aree comuni, uffici, aree ricreative e magazzini, uno detto “torre silenziosa” in cui si trovano principalmente alloggi e laboratori. Una terza struttura adiacente, infine, ospita i locali tecnici.

Le strutture sono rivestite in materiali in grado di sostenere l’importante escursione termica tra l’inverno e l’esterno, che può arrivare anche fino ai 100 gradi; infatti, le temperature esterne di aggirano intorno a -30 gradi in estate e possono scendere fino a -80 gradi in inverno.

La struttura, disponendo di un impianto fotovoltaico da 26kW è parzialmente autosufficiente a livello energetico e dispone di macchinari in grado di potabilizzare l’acqua autonomamente. Periodicamente vengono effettuati approvvigionamenti dalla Nuova Zelanda, sospesi però in inverno a causa delle condizioni climatiche. Abbiamo avuto il piacere di intervistare il medico della stazione, che ci ha spiegato come nonostante il “mal di montagna”, dovuto alla rarefazione dell’ossigeno in quota, e l’ipotermia siano le affezioni più diffuse, inaspettatamente le emergenze più frequenti riguardano gli aspetti legati all’isolamento; per questo motivo è fondamentale prevedere durante le giornate attività ricreative e di socializzazione, che riproducano uno stile di vita quanto più possibile vicino alla normalità.

Alcune curiosità:

  • Coordinate: 75°06’ sud, 123°20’ est
  • Fuso orario: UTC +6
  • Temperature: tra -80°C e -40°C in inverno e tra -15°C e -45°C in estate
  • Pericoli: il fenomeno del WHITEOUT, impossibilità di distinguere il confine tra cielo e neve, a causa della luce e delle condizioni meteo, che causa la perdita dei puti di riferimento.
  • L’acqua utilizzata presso la base si ricava tramite lo scioglimento del ghiaccio e si ricicla per circa l’85%.
  • Il wi-fi è presente grazie ai satelliti del sistema Starlink.
  • I ricercatori, durante le spedizioni all’esterno, indossano un abbigliamento specifico per resistere alle temperature che si in estete aggirano tra -29°C e -39°C e occhiali da sole per proteggere gli occhi dai raggi UV particolarmente intensi, dato che il buco dell’ozono non filtra tali onde elettromagnetiche.
  • Le spedizioni in esterno possono durare al massimo 20 minuti, proprio a causa delle condizioni climatiche estreme
  • nella base è presente un ambulatorio con una sala operatoria che può collegarsi con un ospedale francese per il supporto tecnico durante eventuali interventi chirurgici: c’è un solo medico ma tutto il personale è addestrato in caso di emergenza sanitaria. Al bisogno c’è la possibilità di collegarsi online con degli specialisti e degli psicoterapeuti
  • Per conservare il cibo sfruttano le basse temperature esterne.

È stata un’esperienza interessante e coinvolgente: oltre a scoprire molti aspetti della ricerca a noi sconosciuti, abbiamo avuto modo di percepire la grande passione che, chi svolge questo lavoro, è in grado di trasmettere.

Per qualcuno di loro, ci hanno confessato, essere lì è la realizzazione di un sogno e, forse, l’insegnamento più importante di questa esperienza è stato proprio questo: coltivare i propri sogni e realizzarli può renderci davvero persone migliori.

Le classi 3^A e 3^ B