Scuola, Autonomia e Futuro: il bilancio strutturale da chi la scuola la dirige e la vive

Intervista di Hector Molina Torres alla DS prof.ssa Lolli

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Se della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 conosciamo ormai l’impatto sulla sanità italiana, molto meno si analizzano i nodi strutturali che frenano il nostro sistema scolastico. Dal bilancio in chiaroscuro sull’Autonomia del 1997 alle fatiche della digitalizzazione, dalle resistenze della burocrazia ministeriale fino alle nuove sfide della pedagogia e dell’Intelligenza Artificiale, la scuola si trova oggi al centro di una complessa transizione. Per capire dove si sta dirigendo il sistema e quali siano i reali punti di rottura, abbiamo intervistato la prof.ssa Lucia Lolli, attuale Dirigente Scolastico del Liceo “Vian” di Bracciano e reggente al “Pertini” di Ladispoli. Con un passato all’USR (Ufficio Scolastico Regionale) e una solida esperienza alla guida di scuole superiori e istituti comprensivi, la dott.ssa Lolli unisce alla competenza dell’alta amministrazione la conoscenza diretta di ogni ordine e grado dell’istruzione. Dagli occhi di chi la scuola la governa nasce questa conversazione senza filtri sui limiti strutturali della macchina organizzativa.

Abbiamo iniziato la nostra conversazione chiedendo alla dirigente un bilancio sull’autonomia scolastica, a quasi trent’anni dalla sua introduzione. La risposta della prof.ssa Lolli mette subito in luce il divario tra l’ispirazione teorica e la complessa realtà sul campo:
“Le basi dell’autonomia sono importantissime perché affondano le radici negli input dell’Unione Europea: parliamo del post-Maastricht, del Libro Bianco di Jacques Delors e di Édith Cresson. C’è una visione bellissima e condivisibile, perché l’autonomia serve a tradurre concretamente il principio di sussidiarietà. Il DPR 275 del ’99, ovvero il regolamento dell’autonomia, fissa punti fondamentali come il successo formativo, modificando l’approccio esclusivamente trasmissivo della scuola, sollecitando la valutazione dello studente a 360 gradi e valorizzando gli apprendimenti non formali e informali. Tutto splendido, sulla carta. Di fatto, a distanza di quasi trent’anni, ci scontriamo ancora con un sacco di problemi perché quel cambiamento radicale non si è realizzato. È rimasta una riforma meravigliosa sulla carta che, nella realtà, ha generato profonde difficoltà per una ragione semplice: le scienze dell’organizzazione definiscono la scuola come un ‘sistema complesso a legami deboli’. La debolezza di questi legami ha permesso all’istituzione di attivare una fortissima resistenza al cambiamento. Nonostante i presupposti per una rivoluzione metodologica e didattica, la scuola è riuscita a opporsi anche ideologicamente, sfruttando ogni mezzo a disposizione per mantenere lo status quo.”

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