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25 aprile 2021. Un ricordo di Ignazio Vian e un'intervista a Sergio Flamigni

Nel giorno della Liberazione, il liceo scientifico Ignazio Vian rende omaggio al partigiano cui deve il proprio nome.

Il nome di Ignazio Vian rimanda alle vicende che dettero inizio alla resistenza in Piemonte.

All'annuncio dell'armistizio, Vian, già tenente di complemento, decise di combattere sulla Bisalta contro i tedeschi. Raccolse con sé circa centocinquanta uomini e diede vita ad una delle prime formazioni partigiane. Ricorderà il tenente Aimo: “fra tanto lavorio disorganizzato e inconcludente […] l’unico che impostò veramente le cose su un terreno pratico, rigidamente militare e in brevissimo tempo, fu Ignazio Vian, a Castellar”.

Le sue abilità militari e strategiche portarono al combattimento del 19 settembre 1943 dove i tedeschi per la prima volta dopo l’armistizio, si trovarono di fronte a una aperta e coraggiosa resistenza. In seguito a questa battaglia, la città Boves fu il teatro del primo atto di rappresaglia, noto come eccidio di Boves, contro la popolazione civile inerme.

La 1° divisione Panzer SS” "Leibstandarte SS Adolf Hitler" colpì la città dalle colline circostanti, dando fuoco a oltre 350 abitazioni e lasciando sul terreno decine di vittime.

I partigiani di Vian continuarono la lotta e il loro numero crebbe notevolmente, specie in seguito all'unione con il raggruppamento 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini.

Il 19 aprile 1944, Vian fu arrestato a Torino dai tedeschi. Detenuto nel carcere delle "Nuove" nel cosiddetto "braccio tedesco", occupato dalle SS, nella cella nr 17, fu sottoposto a quotidiane torture nella caserma di via Asti affinché svelasse nomi di compagni partigiani e i loro nascondigli. Tentò il suicidio tagliandosi le vene con un coccio di vetro trovato sul cellulare che lo riportava in carcere, ma fu curato dai suoi carcerieri perché fosse in condizioni di ricevere la pena di morte.
La morte arrivò.

Ignazio Vian fu ucciso dai tedeschi nel tardo pomeriggio del 22 luglio 1944 a Torino, dopo essere stato torturato fino allo stremo.

Cadeva a ventisei anni, Ignazio Vian.

Impiccato sotto il primo albero in Corso Vinzaglio, insieme a Battista Bena, Felice Bricarello e Francesco Valentino.

In quel posto oggi sorge un cippo che i torinesi non lasciano mai senza fiori.

Il laccio che lo spense non impedì che si udisse chiaramente il suo grido "Viva l’Italia”, seguito dall’ultimo pensiero dedicato a sua mamma.

Chi gli fu vicino in quei mesi di lotta fu conquistato anzitutto dall'altezza della sua figura morale.

"La forza d'animo, il vigore della volontà, il sicuro dominio di sè, tutte virtù che Ignazio rivelò nel combattimento, avevano la loro origine nella intensità della sua fede religiosa e nella luminosa coerenza della sua vita". Il suo testamento lo lasciò scritto col sangue sulla mura della sua prigione: “Meglio morire che tradire"

(Gli studenti del progetto ANPI)

 

25 APRILE 2021

 

 

 

HO AVUTO LE ALI, INTERVISTA A SERGIO FLAMIGNI

 

 

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